Quando nel 2014 le forze dell’ISIS avevano preso il controllo della città di Mosul, in Iraq, avevano messo al bando e dato alle fiamme centinaia di libri, distruggendo anche la biblioteca centrale dell’Università.
La città è stata liberata nel luglio 2017 ed è proprio in quel periodo di “rinascita” che l’anonimo blogger Mosul Eye ha cercato di ricostruire la biblioteca universitaria, fondata negli anni Sessanta del secolo scorso, che ospitava centinaia di migliaia di libri, testi in inglese e in arabo, cartine storico-geografiche e periodici dell’epoca ottomana, antichi manoscritti islamici e perfino una copia del Corano che risaliva al IX secolo.
In seguito al rovinoso rogo innescato dai terroristi dell’ISIS, questo patrimonio è stato irrimediabilmente perso: bruciati, ridotti in cenere, impossibili da recuperare, questi libri rappresenteranno “per sempre un buco nero nella storia di Mosul e dell’Iraq”, ha dichiarato lo stesso Mosul Eye in una recente intervista.

Prima che la città venisse occupata dallo Stato Islamico, il blogger era un professore presso l’Università di Mosul. Oggi il suo nome d’arte è Mosul Eye, ovvero, l’ “occhio” di Mosul, che osserva tutto ciò che accade nella città e utilizza il suo blog per raccontarlo al mondo intero.
Durante l’occupazione, infatti, l’anonimo blogger aveva riportato online la situazione di Mosul in mano ai terroristi; da quando la città è stata liberata, Mosul Eye ha lanciato sul web un appello per ricostruire la storica biblioteca universitaria insieme a tutte le altre biblioteche della città: la campagna invitava a donare libri, di qualunque lingua e disciplina, accompagnata dallo sloganLet it there be a Book, Rising from the Ashes”, in italiano traducibile con “Lasciamo che sia un libro a rinascere dalle ceneri”.

A questo scopo, nel maggio 2017, il blogger ha organizzato un festival culturale davanti all’edificio della biblioteca, dove per accedervi è bastato portare un libro.
Il tutto è cominciato con la lettura di una poesia, a cui sono seguite diverse attività, tra cui: una mostra fotografica, una di pittura, un concerto, un laboratorio di scrittura e, per ultimo, la donazione di libri per la biblioteca dell’Università di Mosul, l’obiettivo principale del festival.
A supportare l’iniziativa sono state alcune organizzazioni internazionali con base in Europa e negli Stati Uniti. In particolare, l’istituto Entraide et Coopération en Méditerranée, con sede a Marsiglia, ha annunciato di voler farsi promotore di una donazione pari a 15 tonnellate di libri. Disponibilità analoghe sono poi state espresse da altre istituzioni e non possono che essere interpretate come un segnale incoraggiante per aiutare Mosul Eye ad arrivare all’obiettivo di 200.000 volumi.

Questa storia è un esempio di come la solidarietà e la collaborazione possa essere più forte di qualsiasi atto distruttivo: libri possono bruciare ma la cultura rimane viva nel tempo.