Parlando di biblioteche moderne gli Idea Store, nati nella municipalità di Tower Hamplets nell’East End londinese, sono una realtà innovativa che risale al 2002 con l’apertura del primo prototipo (quello di Bow).

L’idea nasce in seguito al declino delle 12 biblioteche preesistenti, poco utilizzate dagli abitanti del quartiere essendo vecchie, poco attraenti, localizzate in stradine nascoste e quindi dislocate dai punti di incontro della zona.
Per ovviare a questa situazione vennero quindi creati gli Idea Store; si tratta di biblioteche istallate in nuovi edifici di medie dimensioni.

L’aspetto innovativo consiste nel fatto che i responsabili del progetto, tra cui l’italiano Sergio Dogliani, hanno scelto per queste nuove biblioteche lo stesso linguaggio visivo e il funzionamento dei centri commerciali, e ciò lo si può constatare dalle loro caratteristiche principali:

  • sono collocate dentro un centro commerciale oppure inserite in mercati preesistenti;
  • hanno un accesso a livello della strada, che immette direttamente gli utenti all’interno della biblioteca;
  • sono di dimensioni medie (circa 1.000 mq.);
  • usano materiali tipici delle strutture commerciali (sedie e tavoli, grandi cartelli segnaletici, schermi televisivi al plasma);
  • in genere hanno solo il piano terra e un mezzanino (tranne Whitechapel di cinque piani);
  • presentano toni viviaci;
  • offrono punti di ristoro (caffetteria);
  • il personale è in divisa e tende a girare per i reparti;
  • hanno un orario continuo simile a quello dei supermercati, con apertura anche il sabato e la domenica, per un totale di 71 ore settimanali;
  • vendono anche altri oggetti al di fuori dei libri (ad esempio chiavette Usb) con il marchio Idea Store.

Tutte queste particolarità contribuiscono a rendere gli Idea Store come dei luoghi più simili ai negozi che non alle biblioteche.


Tenendo poi conto che il quartiere in cui nascono queste nuove biblioteche è composto da circa 215.000 abitanti, di cui il 50% sono immigrati, in particolare di religione islamica (il 30%) ma provenienti anche dalla Cina, dalla Somalia e dai Caraibi, il linguaggio della società dei consumi è l’unico in grado di comunicare con una popolazione così variegata, poiché risulta immediatamente comprensibile. In aggiunta vi è poi il personale di origini etniche simili a quelle degli abitanti del quartiere.

Gli Idea Store non sono solo una biblioteca ma presentano altri spazi destinati alla caffetteria, ad una galleria d’arte, a concerti e performance teatrali, ad incontri con autori e luoghi dove è possibile iscriversi ad un’ampia varietà di corsi di formazione e per il tempo libero destinati ad adulti e famiglie.

Prima di dar vita a queste nuove costruzioni è stata condotta un’indagine di mercato, intervistando un campione di 800 persone rappresentative della composizione demografica del quartiere, in modo tale da comprendere i bisogni e i desideri dei cittadini al fine di creare un servizio utile ed efficace.

L’obiettivo finale di questo progetto, stando a ciò che afferma Sergio Dogliani, primo Idea Store Manager con l’apertura dell’Idea Store Bow, è:

“quello di rendere questo luogo uno spazio di accoglienza, attivando una serie di strategie e politiche di aggregazione che rimuovano le barriere, qualsiasi sia lo stato sociale, la provenienza culturale, l’età, il passato delle persone che ci frequentano, in modo tale che chiunque venga qui si senta a proprio agio”.

Nel maggio 2013 ha aperto quello che, ad oggi, è il quinto e ultimo Idea Store. Si tratta del Watney Market all’interno del quale viene introdotto sperimentalmente uno sportello unico di servizi al cittadino dove i residenti possono svolgere pratiche amministrative.
La scelta, racconta Dogliani, è dettata anche dalla precisa necessità di razionalizzare gli edifici comunali sparsi per i territori e “localizzare in luoghi comuni alcuni servizi”.

In conclusione gli Idea Store si configurano come dei luoghi di aggregazione che soddisfano molteplici bisogni, diventando allo stesso tempo biblioteche, centri culturali, sedi adibite a corsi, esposizioni ecc.
Di conseguenza, l’idea di Dogliani ha in qualche modo contribuito a promuovere la lettura, incrementando l’affluenza degli utenti che magari non si sarebbero avvicinati ad una tradizionale biblioteca.