A Natale, si sa, si è tutti più buoni; è il periodo dell’anno in cui ci obblighiamo a mettere da parte tutti i nostri problemi e preoccupazioni per stare in famiglia, insieme alle persone care.
Ma c’è anche chi il Natale lo passa in cella, dietro le sbarre e con un profondo senso di vuoto dentro.
Per loro non ci sono regali da scartare, pandori da aprire, tombole da giocare, piatti abbondanti da gustare, persone care con cui ridere e parlare; c’è solo una cella fredda e spoglia. Ecco perché, di certo, il Natale è uno dei giorni peggiori dell’anno per i detenuti.

Noi però, nel nostro piccolo, possiamo fare qualcosa per loro aderendo alla campagna di sensibilizzazione “Più Lib(e)ri – Dona un libro al carcere”, alla quale partecipano diverse librerie piacentine, tra cui: Librerie Coop del centro commerciale Gotico, Libreria Fahrenheit 451, Bookbank Libri d’Altri Tempi, Libreria Internazionale Romagnosi e Mondadori Bookstore.

Attraverso questa iniziativa, chiunque lascerà un “libro sospeso” presso una di queste librerie durante il periodo natalizio contribuirà ad arricchire la biblioteca della Casa circondariale di Piacenza e a regalare tante occasioni di lettura; una salvezza per chi è costretto a passare il proprio tempo dietro le sbarre.

In questi giorni, le responsabili delle Librerie Coop del centro commerciale Gotico si sono dunque messe all’opera  per invitare i clienti a comprare uno o più libri da donare alla biblioteca della Casa circondariale “Le Novate”, con l’obiettivo di favorire la diffusione della cultura dietro le sbarre e l’interazione della società con i detenuti. Chiunque può regalare un’occasione di lettura e rieducazione semplicemente appoggiando un libro su uno scaffale apposito all’interno del punto vendita.

L’appello che guida l’iniziativa è: “Aprire le porte del carcere ai libri per far uscire persone migliori“.
Se volete compiere un gesto di solidarietà per Natale, e se potete, vi consiglio di aderire a questa bellissima iniziativa, che insieme a molte altre cercano di rendere l’esperienza in carcere più sopportabile e meno sofferente.

Fonte:https://bit.ly/34PEjba

Navigando su Internet ho trovato le testimonianze di alcuni detenuti che hanno descritto cosa ha significato per loro trascorrere il Natale e le festività in cella; ho pensato potesse essere utile riportarne uno qua di seguito in modo da riuscire a immedesimarci il più possibile nel vissuto di queste persone.
Le altre testimonianze le potete trovare su: https://urly.it/33tdj

Non sono cattolico e non festeggio il Natale, ma la notte di Capodanno sì. E durante questi dieci lunghi anni di carcere che ho passato qui in Italia, telefono sempre a casa la sera del 31 dicembre. Non voglio mai mancare all’appuntamento per fare gli auguri ai miei genitori e a tutti quelli che si trovano seduti intorno al tavolo di casa mia. So benissimo che loro aspettano sempre con ansia la mia chiamata, perché la considerano come una mia visita in casa. Immaginano che io sia lì con loro e condividono con me quel momento.
Mettono sempre il vivavoce in modo che la mia presenza diventi più forte e mi raccontano i piatti preparati. Poi mi commentano in diretta ciò che fa mio padre, che ha precedentemente aggiunto il mio posto alla tavola apparecchiata e ha riempito anche il mio bicchiere di vino. Perciò, quando io sono al telefono e faccio a tutti gli auguri, lui prende una forchettata da quello che sarebbe il mio piatto e mangia un boccone al posto mio, poi facciamo tutti un brindisi, dove lui innalza anche il mio bicchiere insieme al suo per poi berli tutti d’un fiato. Io, commosso, sorrido immaginando tutta la scena, e li prego di continuare a raccontarmi i tipi di dolce che hanno preparato.
Quella di brindare anche per me è diventata una tradizione in casa mia, che si ripete durante ogni festa. I miei genitori mi dicono che lo fanno perché io sono sempre presente nei loro pensieri, in ogni momento della giornata, e a maggior ragione nei giorni di festa non posso mancare. In questo modo, oltre alla mia voce che riempie la stanza attraverso l’apparecchio telefonico, c’è anche un segno tangibile del mio passaggio, riconoscibile nel piatto colmo di cibo e nel bicchiere riempito di vino. La telefonata dura soltanto dieci minuti, ma per me e per i miei genitori anche la vera festa di Capodanno dura quei dieci minuti. Senza di me, senza un figlio, che è così lontano, in un carcere di un altro paese, non è mai festa.
Elton

 

 

 

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