A partire dal 2009 un’altra tipologia di librerie “pubbliche” ha preso piede in Wisconsin e in California del sud quando molti proprietari di casa hanno deciso di costruire fuori dalla loro porta una piccola casettina di legno, con tetto di ardesia e porticina di entrata, per ospitare al loro interno scaffali con libri sistemati metodicamente.

Il primo a realizzare il prototipo di queste casette-librerie è stato l’imprenditore edile Beggs che, nell’arco di un anno e mezzo, ha assistito a un vivace movimento di scambio presso la sua casettina di libri.  Questa piccolissima libreria ha infatti avuto il “potere” di avvicinare le persone del quartiere dando vita ad una vera e propria comunità che si è riunita davanti alla libreria come fosse una piazza, per parlare di gialli, di storia, filosofia o degli ultimi romanzi in uscita. Ciò ha stimolato i vicini e gli amici di Breggs a riprodurre a loro volta la sua idea.

Successivamente il movimento è stato trasformato in un vero e proprio progetto (il Little Free Library) da Todd Bol, un imprenditore americano legato al commercio internazionale.
Bol ha costruito la prima «Piccola Biblioteca Libera» e, insieme a Rick Brooks, ha fondato un’organizzazione non profit e realizzato un sito web che cataloga e associa tutte le Little Free Library esistenti al mondo. Per aderire all’iniziativa è necessario versare 25 dollari e garantirsi la presenza su Internet; Google Maps definirà poi la posizione delle librerie e ogni proprietario potrà pubblicarvi le foto con le persone che hanno assistito all’inaugurazione.

Il successo delle casettine-librerie ha superato le barriere locali per sfondare anche all’Estero, diffondendosi in 45 Stati e decine di paesi tra cui il Ghana, l’Inghilterra e la Germania.
In Italia il primo esempio risale al giugno 2012 quando l’insegnante Giovanna Iorio ha installato la prima casetta nel parco dell’Inviolatella Borghese nel quartiere di Vigna Clara a Roma.

Ecco come Giovanna spiega ciò che l’ha portata ad adottare questa iniziativa:

«Trovare dei libri in un parco urbano è un po’ come vedere un’oasi. Mi piaceva l’idea di cambiare il paesaggio. E il paesaggio cambia le persone, le trasforma. A Roma non c’era questa possibilità e io vivo qui. L’ho fatto anche per me, naturalmente».

L’idea è talmente piaciuta che numerose persone si sono messe in contatto con Giovanna chiedendole consigli o suggerimenti per aprire altre Little Free Library.

Da Roma si passa poi alla provincia di Milano, precisamente a Corbetta, dove, sempre nel giugno 2012, il comune ha inaugurato la Corbetta Free Library.
Regolarmente registrata sul portale di Bol e Brooks con il numero 1774, si tratta della prima casetta al mondo ad appartenere a una biblioteca pubblica (è infatti collocata nell’aiuola antistante l’edificio della biblioteca). È  inoltre la terza Little Free Library d’Italia e la sesta d’Europa.

Allontanandoci dal nostro Paese, fra le tante Little Free Library che hanno spopolato nel mondo, quella che si contraddistingue più di tutte è situata a New York.
Di colore giallo, la sua forma ricorda quella di un sottomarino (ma in realtà è semplicemente un serbatoio di plastica rovesciato), sotto al quale la gente si può infilare per scegliere i libri con tutta calma. La struttura è anche dotata di alcuni fori posizionati su tutto il perimetro che consentono ai visitatori meno fiduciosi di dare una sbirciatina dentro per capire di cosa si tratta.

Questa stravagante struttura è stata realizzata dagli architetti venezuelani Marcelo Ertorteguy e Sara Valente per Stereotank, il loro studio di design, sponsorizzato dall’organizzazione non-profit Architectural League di New York per la Pen World Voices Festival, l’unico festival letterario internazionale d’America.

 

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