Dopo aver parlato delle librerie “libere” è necessario prendere in considerazione anche quelle “pubbliche”.
Si tratta di librerie non convenzionali di diverso materiale, forma e dimensione, libere e sempre accessibili, situate nelle strade e nelle piazze dei paesi per avvicinare la cultura ai passanti.
Le librerie “pubbliche”, viste anch’esse come una naturale evoluzione del BookCrossing, si sono diffuse nel mondo in maniera capillare.

Le vediamo comparire per la prima volta in Germania, dove nel 2011 l’iniziativa è stata lanciata a Colonia da Michael Aubermann e Stephan Schilling.
In questa cittadina tedesca sono state realizzate cinque librerie “pubbliche”, tutte accomunate dal facile accesso e dalla possibilità di prendere i libri e lasciarne altri in totale autonomia, senza alcuna registrazionescadenza.

Da Coloniale librerie pubbliche, finanziate da donazioni e gestite da gruppi di volontari, hanno iniziato a diffondersi velocemente in modo spontaneo e indipendente in molte altre città tedesche: Berlino, Hannover, Bonn e anche nelle periferie.

L’idea, sostenuta dalle librerie commerciali e dai rivenditori online, non si pone in concorrenza con il commercio dei libri, al contrario, viene vista come una forma di promozione e stimolo alla lettura. Gli unici libri che non hanno il permesso di restare sugli scaffali pubblici sono quelli che hanno a che fare con qualsiasi forma di propaganda.
Il progetto si è poi esteso con la distribuzione di scaffali anche nei quartieri più poveri della città dove è più difficile l’accesso ai libri.

A Berlino l’esperimento risulta ancora più interessante con la presenza di librerie incastonate nei tronchi d’albero. Il progetto si chiama “Berlin Book Forest” e, promosso dall’associazione imprenditoriale femminile BauFachFrau, vuole a dare nuova vita agli alberi morti trasformandoli in piccole librerie a disposizione dei cittadini con l’unico vincolo di praticare il BookCrossing.

Il progetto – spiegano da BauFachFrau – vuole contribuire a uno sviluppo sostenibile dell’istruzione professionale e punta a valorizzare la catena foresta–legno–libro. È stato sviluppato e realizzato come un approccio interdisciplinare nato dalla cooperazione di esperti di foreste, carpenteria, falegnameria, media design, stampa e libri.

Nata nel 2006 come libreria provvisoria, e destinata alla rimozione dopo un paio d’anni, la foresta di libri è divenuta una realtà talmente amata dagli abitanti del quartiere da poter preservare le sue solide radici educando alla cultura, alla lettura e alla tutela delle foreste dallo sfruttamento per la produzione di carta.

Oggi ogni tronco può contenere fino a 100 volumi: romanzi, saggi, fiabe per bambini, lavori autoprodotti, trovano tutti posto all’interno di teche scavate nella corteccia e sono protetti dalle intemperie grazie a tendine di plastica.

Un altro esempio di libreria “pubblica” lo si può trovare in Canada con Story Pod, una libreria “pop-up” per grandi e piccini che da chiusa assomiglia ad una scatola ma una volta aperta rivela la sua vera natura.

Realizzata in nero per attirare l’attenzione dei passanti, la libreria è formata da doghe verticali la cui distanza è variabile; le doghe più larghe permettono alla luce di filtrare e di mostrare cosa c’è all’interno, in modo da incoraggiare i lettori a entrare.

Durante il giorno due delle pareti vengono aperte invitando gli ospiti a prendere un libro, a lasciarne uno o semplicemente ad accomodarsi su uno dei sedili incorporati e leggere.

Di notte, quando le porte sono chiuse, luci a LED ad alta efficienza energetica, alimentate da pannelli fotovoltaici sul tetto, rendono questa piccola libreria autosufficiente, illuminando l’interno come una lanterna.

La libreria è stata costruita da un team di volontari, mentre gli architetti dell’Atelier Kastelic Buffey hanno realizzato il progetto senza percepire alcuna somma.
I fondi necessari all’acquisto dei materiali sono stati donati da HollisWealth, una delle principali reti di consulenza finanziaria del Canada.

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