A differenza di una biblioteca non c’è l’obbligo di restituzione e, diversamente dal BookCrossing, non vige la regola dello scambio; ciò su cui si fondano le librerie “libere” è il marchio della gratuità, il libro visto come un dono.

Il nostro cammino alla scoperta di queste librerie così particolari comincia a Baltimora, dove nel 1999 nasce The Book Thing, la prima libreria “libera” al mondo.

L’idea fiorì in un bar dalla discussione tra Russell Wattenberg, il barista appassionato di libri, e alcuni insegnanti, che spesso si lamentavano di non avere abbastanza libri per i loro studenti. Fu così che Russel Wattenberg decise di aiutarli con i soldi delle mance, la voce si sparse in poco tempo e i clienti del bar cominciarono a portare i libri che non volevano più.

Il progetto nacque in pochi anni con l’idea di creare un centro di distribuzione di libri per studenti con difficoltà economiche. Iniziando da uno scomodo scantinato, The Book Thing si ingrandì, diventando un magazzino di quasi 700 mq. con oltre 150.000 volumi. Purtroppo, però, la libreria fu costretta a chiudere a causa di un incendio divampato il 2 marzo del 2016, che provocò la distruzione di circa un terzo dei libri. Ancora oggi The Book Thing è chiusa e non può accettare libri, ma accoglie offerte in denaro allo scopo di poter riaprire al più presto possibile.

Seguendo l’esempio della Book Thing ci spostiamo a Madrid, precisamente nel quartiere di Chamberì, dove nel settembre 2012 ha aperto la libreria Libros Libres. L’idea nasce dai ragazzi volontari del Grupo 2013, un’associazione che si occupa di progetti educativi indirizzati a bambini con difficoltà scolastiche o che vivono situazioni di marginalità sociale, con l’obiettivo di sviluppare la cultura anche in tempi di crisi. Uno degli organizzatori, Alejandro de Leòn, racconta a «El Paìs»:

«Il nostro è un progetto totalmente slegato da vincoli economici, può entrare chi ha soldi da spendere e chi no. Il nostro obiettivo è facilitare l’accesso gratuito alla lettura».

Pur essendo gratuita, la libreria per andare avanti ha bisogno di sottoscrizioni perciò è possibile abbonarsi con una quota annuale di 12 euro (un euro al mese). Chi vuole può donare di più e chi non può permetterselo può contribuire in mille altri modi: si possono donare libri, testi scolastici, ma anche dolci, caffè e qualsiasi altra cosa. I libri che si trovano sugli scaffali della libreria Libros Libres sono donati, oltre che dagli abbonati della libreria, anche da case editrici, organizzazioni, privati, e spaziano dalla filosofia alla narrativa per l’infanzia.

L’iniziativa ebbe un grandissimo successo, tant’è che, a soli pochi giorni dall’apertura, gli abbonati furono già 120 ma questa situazione non preoccupò le librerie tradizionali nonostante la crisi abbia gravemente colpito il settore editoriale.

Da Baltimora, passando per Madrid, arriviamo a Bologna, dove sorge Libri Liberi, la prima libreria “libera” d’Italia.
Libri Liberi venne fondata da Anna Hilbe, una libraia che nel 1977 fu tra le ideatrici della storica libreria delle donne di Bologna, con un preciso scopo:

«Volevo che la cultura tornasse a circolare, al di là delle leggi del mercato».

Due anni fa, quando Anna aprì la serranda per la prima volta, lo spazio era solo un luogo di ritrovo per qualche appassionato. Poi, però, tra passaparola e social network, è diventato una piccola istituzione, tanto che appena arriva l’ora di accendere le luci, la libreria si riempie in un momento.

Tra gli scaffali sono presenti libri di saggistica, dizionari, romanzi, libri per bambini e poi volumi di storia, religione, cinema, sociologia, politica; c’è persino una sezione in lingue straniere.

Dopo Bologna, Baltimora e Madrid, concludiamo il nostro viaggio fra le librerie “libere” a Trieste, dove si trova Libribelli, la quarta libreria “libera” al mondo.Il progetto avviato a Bologna nel 2013 da Anna Hilbe, ha fatto subito innamorare il titolare di Libribelli, Giorgio Cescutti, il quale ha deciso così di trasformare un suo vecchio magazzino in qualcosa di più utile, aprendo le porte alle persone. Si tratta di una libreria in cui lo scambio non è obbligatorio, si può solo prendere, solo portare o limitarsi a curiosare in giro.

Il titolare gestisce tutto di tasca sua, dai lavori di manutenzione alle bollette, ma chi vuole può dare un contributo, come già fanno tre concittadini (Malchisa, Francesca e Franz) che gli danno una mano con i turni in libreria. In tal modo Libribelli resta aperta al pubblico tutte le mattine e qualche pomeriggio alla settimana.

Libriribelli è un progetto rivolto ai giovani, agli anziani e, più in generale, a tutti coloro che desiderano sentirsi Ri-belli rispetto a qualsiasi costrizione nella fruizione della lettura e Belli nell’assaporare un buon libro e condividerne la passione.

Giorgio Cescutti racconta:

«Oggi si è perso il contatto tra le persone: spero che questo posto diventi un’occasione per parlare e incontrarsi. Lasciando fuori dalla porta il dio denaro, per una volta in secondo piano rispetto a ciò che piace fare».

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