Si dice che la cultura rende liberi, ma in questo caso si tratta proprio di un dato di fatto, poichè in Brasile per ogni libro letto vengono tolti al detenuto quattro giorni di carcere, con il limite di un testo al mese per accorciare la pena.
È quanto previsto dalla legge già in vigore nello Stato brasiliano del Paraná ed estesa anche a quello del Ceará, dove l’amministrazione ha annunciato l’acquisto di 3.000 libri per un programma lanciato nelle scuole presenti nelle carceri.
Una volta scelto il libro, il detenuto avrà 28 giorni di tempo per finirlo, dopo di che dovrà stilare una recensione del testo e sostenere un colloquio con il docente sul libro letto.
Le misure adottate dal Ceará e dal Paraná si inseriscono in una cornice nazionale; si tratta del “Reembolso atraves da leitura” (Rimborso attraverso la lettura) approvato dal Governo nel giugno 2012 e sostenuto dall’ex presidente Dilma Rousseff per smentire l’immagine negativa delle carceri brasiliane cosiderate fra le più crudeli e violente al mondo.
Lo sconto massimo della pena è di 48 giorni in un anno, cioè un libro al mese; di volta in volta i giudici devono comunque valutare, in base al reato, chi può usufruire di questa possibilità.

 

In Italia, invece, nel maggio 2014, la Giunta regionale della Calabria ha proposto al Parlamento una misura analoga a quella adottata nelle carceri brasiliane, anche se da noi per ogni libro letto i giorni scontati alla pena sarebbero stati tre e non quattro come in Brasile, inoltre la proposta non sarebbe stata valida per i condannati a una pena inferiore ai sei mesi.
L’idea è nata per il semplice fatto che, secondo l’allora assessore alla Cultura Mario Caliguri,

«La lettura è uno straordinario antidoto al disagio. Favorisce la consapevolezza e il riscatto sociale e personale».

La proposta è stata sottoposta al Parlamento ma alla fine si è conclusa con un nulla di fatto. Nel nostro Paese sarebbe stata senz’altro utile una legislazione di questo tipo, se si considera che la «rieducazione del condannato», secondo la funzione prevista dall’art. 27 della Costituzione, produce il 68,5% di recidivi, cioè i detenuti che, usciti dal carcere, commettono nuovamente reati, mentre la percentuale scende al 19% per chi sconta la condanna con misure alternative alla detenzione.
Eppure le carceri italiane molto spesso ostacolano la lettura: i detenuti sottoposti al regime differenziato dell’articolo 41 bis, per delitti di stampo mafioso, non possono ricevere libri dall’esterno; le biblioteche delle carceri italiane sono poco fornite e per ottenere un volume in prestito bisogna ricevere un’autorizzazione non sempre rapida; inoltre è vietato tenere più di tre libri con sé nella cella.
Vi sono però anche iniziative che nascono con l’obiettivo di ampliare il catalogo delle biblioteche carcerarie. È il caso di “Liberi di leggere”, un progetto di cui vi ho precedentemente parlato, che prende ispirazione da “Il libro sospeso”, iniziativa di promozione alla lettura.
Come ne “Il libro sospeso”, anche in questo caso il cliente acquista un libro in libreria che però non verrà dato a chi verrà dopo di lui, bensì alle biblioteche carcerarie.

La lettura svolge un ruolo fondamentale per i detenuti, permettendo loro di “evadere” dalla realtà e di trascorrere il tempo in cella nel modo più piacevole possibile e se non è lo Stato ad adottare misure adeguate, speriamo che nascano altre iniziative di questo tipo.