Il problema delle cabine telefoniche, nell’era dei telefoni cellulari, si pone da anni in tutte le città con soluzioni molto diverse: c’è chi le ha completamente o parzialmente smantellate, chi le ha abbandonate, ma c’è anche chi ha deciso di trasformare questi oggetti del passato in qualcosa di nuovo proprio come John Locke, un architetto di New York laureato alla Columbia University, che ha dato il via a questa nuova tendenza. Secondo Locke, la funzione delle cabine telefoniche si è già trasformata in quanto sono passate dall’essere uno strumento comunicativo a uno spazio in cui affiggere annunci, volantini e manifesti pubblicitari.

 Volevo vedere allora se c’è una terza possibilità: se attirano i nostri occhi per la pubblicità possono anche dare nuovo valore a un quartiere. Ero interessato soprattutto a trasformare quello che è percepito come un elemento urbano inutile in un’opportunità.

A partire da questa considerazione, nel 2012 nasce il progetto di Locke che consiste nel trasformare le cabine telefoniche in disuso nelle cosiddette guerilla libraries, ossia, biblioteche improvvisate e libere in cui praticare il BookCrossing.

Locke ha progettato degli scaffali su misura, facili ed economici da riprodurre, che sono poi stati inseriti nelle cabine forniti di libri. L’idea è che i passanti prendano i volumi a cui sono interessati e li sostituiscano con altri di loro gradimento. I libri sono stati donati dall’architetto stesso e dagli abitanti dei quartieri in cui si trovavano le cabine telefoniche, mentre gli scaffali sono stati forniti dall’azienda Kontraprionist.

Complessivamente Locke ha realizzato due biblioteche di strada, entrambe a Manhattan.
La prima si trovava in un quartiere piuttosto isolato ma, poiché i libri non erano stati marcati in nessun modo e non era presente alcuna spiegazione su come usare la biblioteca, i volumi sono stati rubati nel giro di sei ore, rimpiazzati e nuovamente rubati. Dieci giorni dopo anche gli scaffali hanno fatto la stessa fine.


La seconda biblioteca è stata sistemata presso la cabina telefonica di una via più frequentata e qui l’esperimento ha funzionato meglio. Il dorso dei libri è stato marcato con un logo per impedire che venissero rubati e rivenduti anche se questo, sottolinea Locke, poteva scoraggiare i passanti dal portarsi a casa i libri e limitare gli scambi. L’architetto ha osservato il comportamento dei passanti e ha notato che molti prendevano in mano i libri, li sfogliavano e alla fine li riponevano negli scaffali, probabilmente incerti su quali regole seguire. Altri invece hanno iniziato a prendere i libri e a sostituirli con altri scelti da loro. Dopo sei settimane, però, sia gli scaffali che i libri erano stati rimossi.

Locke aveva poi in mente un terzo esperimento che prevedeva, anche in questo caso, l’applicazione del logo oltre a delle facili indicazioni sul funzionamento del BookCrossing. L’architetto aveva anche intenzione di convertire una cabina telefonica vicino a una scuola pubblica in una biblioteca con una collezione di libri per bambini ma non ho la certezza che entrambe le iniziative siano state effettivamente realizzate.

Il fenomeno delle bibliocabine lo si trova anche in Svizzera, sia nella parte più vicina al confine italiano (ad esempio a Castel San Pietro) sia in quella più limitrofa a Lugano, dove sono già 15 le vecchie cabine telefoniche che hanno riacquistato una nuova dignità.

Le bibliocabine ticinesi sembrano destinate ad avere lunga vita e, visto il crescente fenomeno, molte altre si sono diffuse in diverse parti del mondo, Italia compresa, dove sono state segnalate a Belluno, Arona, Roma, Bologna e Cerveteri.

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